Per un vero rinnovamento: competenza, sobrietà e onestà

Le vicende relative alle Regioni hanno fatto emergere con forza dirompente una serie di quesiti ai quali la politica deve urgentemente dare risposta.

Uno dei primi è sicuramente quello relativo alla selezione della classe dirigente.  Su questo tema, come spesso capita in un mondo della politica sempre più simile a quello dell’avanspettacolo, si è fatta molta demagogia, evitando accuratamente di entrare seriamente nel merito.

Una questione di importanza capitale per la vita delle nostre istituzioni è stata quasi sempre affrontata sulla base di luoghi comuni e semplificazioni atti solo a permettere cambiamenti di forma ma non di sostanza.

Nuovismo, filogiovalinismo, apologia del dilettantismo costituiscono altrettanti specchietti per le allodole che privano la discussione in essere degli unici parametri di valutazione seri per chi dovrebbe svolgere una funzione così importante: competenza, cursus honorum, rappresentatività, onestà e sobrietà.

Per decenni, nella cosìdetta prima repubblica, l’ideologia e la tensione a costruire una società specchio delle proprie idealità hanno fornito l’obiettivo di carattere generale all’ombra del quale sono cresciute personalità e carriere. Venuto meno il cemento ideologico, l’assenza di riferimenti, i processi di personalizzazione, lo svilimento dei partiti e la contestuale volgarizzazione ed imbarbarimento di tutti gli ambiti di rappresentazione della cosa pubblica hanno prodotto un mix esplosivo capace di minare i fondamenti stessi della democrazia.

La politica, favorendo irresponsabilmente processi e prassi auto delegittimanti, ha abdicato alla sua funzione principe: decidere, indicare percorsi ed obiettivi.

Abbiamo assistito increduli alla promozione costante di personaggi che senza alcuna storia politica sono d’incanto passati da ruoli marginali o dal nulla a funzioni e compiti di rilevanza nazionale con risultati, nella migliore delle ipotesi nulli, veicolando l’idea assurda che chiunque dall’oggi al domani potesse ricoprire importanti ruoli politici od amministrativi. Gli effetti sono sotto i nostri occhi: devastanti.

Come cambiare?

Tre gli ambiti che vanno aggrediti: il sistema elettorale, garantendo la possibilità di scelta dei cittadini coniugandola con la necessità della governabilità, arginando l’eccessivo sfarinamento del quadro politico ed impedendo mercati delle vacche e posizioni di ricatto che farebbero impallidire l’anonima sarda.

I partiti, favorendone la democrazia interna e dotandoli di poche regole chiare rispettate da tutti.

Precise norme istituzionali che vigilino sui potenziali conflitti di interesse, non solo per i politici, ma per tutti quei soggetti che per la delicatezza delle funzioni svolte è bene non vedano assommare sui loro titolari più incarichi e/o competenze.

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