Roma, aprile 2011 - Parola di Piso: “Il Pdl è diviso ma non è più il momento di giocare”
di Fabio Carosi
Viste da Roma le elezioni amministrative sembrano lontane anni luce. Invece gli oltre 150 Comuni per i quali venerdì scade il termine per la presentazione delle liste sono la prima verifica dell'asse Regione-Comune. Per il centrodestra rappresentano il primo giudizio degli elettori, per il centrosinistra la prova che cambiare si può. Vincenzo Piso, classe 1958, per quattro legislature consigliere comunale, già presidente romano di An, dal 2008 deputato e dal 2009 coordinatore regionale del Pdl, sceglie Affaritaliani.it per rompere un caratteriale silenzio mediatico. E da conoscitore del sistema dei trasporti romani, accetta domande scomode su Parentopoli, vincenda per la quale è stato più volte chiamato in causa come “puparo”.
Onorevole Piso, a quasi un anno di distanza dal "pasticcio" delle elezioni regionali, il Pdl si trova di fronte ad un altro appuntamento: il prossimo 15 scade il termine per la presentazione delle liste. Alla fine si è capito cosa è successo al momento di depositare la lista della Provincia di Roma? C'è insomma un colpevole o no? “Forse sono stati commessi degli errori, ma è comunque scandaloso, enorme, che non sia stato permesso al Pdl, ovvero al più grande partito d’Italia e della regione, di presentare le proprie liste. Proviamo ad immaginare cosa sarebbe accaduto a parti inverse. E comunque la risposta degli elettori è stata chiara ed eloquente”.
Piccoli Comuni a parte, nel Lazio si vota per 12 centri di medie e grandi dimensioni. Che risultato vi aspettate?
“Ci aspettiamo un risultato che nelle competizioni più importanti, Latina in testa, in un momento di grande difficoltà, dimostri le capacità di tenuta del Pdl sul territorio”.
Nelle ultime elezioni il vero avversario è stato l'astensionismo. Come pensate di convincere i cittadini ad andare a votare?
“In realtà, a mio modesto parere, tutti i cittadini degni di questo nome dovrebbero sempre esercitare il loro diritto di voto tanto più in un momento di grande crisi come quello attuale, nel quale è chiaro che una serie di potentati, dotati di forti agganci internazionali, stanno tentando l’assalto al sistema Italia”.
Il Comune più complesso è senz'altro quello di Latina, dove il Pdl lo scorso anno ha fatto harakiri. Su quali basi è stato raggiunto l'accordo.
“Abbiamo deciso di puntare su una classe dirigente giovane, capace di aprire una fase nuova della politica pontina. Una classe dirigente capace di ridare coesione e forza al Pdl, senza pregiudizi e con un grande obiettivo: l’interesse collettivo”.
Magari lei non sarà d'accordo ma visto da fuori il Pdl laziale sembra un partito ancora divisi tra ex An ed ex Forza Italia. Esiste ancora questa divisione? Ed è vero che è in auge un manuale Cencelli in versione numerica per le nomine?
“Sì esiste, è uno dei limiti del Pdl. D’altra parte parliamo di un partito giovane e sul quale bisogna lavorare ancora molto. Ma sono convinto che con il tempo e la necessità di mettere in pista una classe dirigente capace di essere in sintonia con i futuri segnali politici riusciremmo a superare questa discrasia. Siamo arrivati ad un punto per cui non è più possibile giocare. C’è bisogno di qualità e senso di responsabilità. In regione non esiste nessun manuale Cencelli”.
Parliamo di Regione Lazio, anzi, di Renata Polverini. La governatrice sembra intenzionata a presentare una sua lista....
“È nelle sue possibilità e può rappresentare un valore aggiunto”.
Molti degli esclusi dalle elezioni regionali, sono stati ripescati come commissari di enti o aziende che fanno capo alla Regione. Questa "tecnica" più che un sistema di governo sembra una leva di controllo. A differenza di un presidente, un commissario può essere rimosso in qualsiasi momento. Condivide questa strategia?
“Credo che l’obiettivo sia quello di far ricoprire agli esclusi dalle elezioni regionali quei ruoli di rappresentanza che esistono nelle aziende, lasciando i ruoli tecnici ai tecnici”.
Torniamo per un attimo a Roma. Il rimpasto voluto da Alemanno ha scontentato soprattutto il Pdl. Proprio ieri il quartiere Eur, storica roccaforte del centrodestra, è stato tappezzato da una serie di manifesti che sembrano ispirati quasi dal Pd. è stata ricomposta la frattura con i De Lillo e con i rampelliani?
“Dobbiamo fare ogni sforzo possibile per ricomporre lesioni che non fanno bene al centro-destra, ma il senso di responsabilità deve essere di tutti, nessuno escluso”.
Visto che siamo restiamo a Roma. Parentopoli: lei ci crede che nessuno sapeva che all'Atac si assumevano gli amici degli amici?
“Su questo tema la confusione ha regnato sovrana. Si sono confuse assunzioni, trasferimenti, comandi, amministrativi e personale viaggiante, legge Brunetta e sua reale applicazione. Insomma un’abile confusione che ha nascosto le cifre che illuminano, non solo sulla quantità del deficit, ma dove esso si è prodotto e, soprattutto, di chi sono le responsabilità. Il rischio vero è che alla fine di questa partita l’Amministrazione Alemanno paghi pesantemente responsabilità non sue”.
Lei ha fatto mai segnalazioni all'ex ad Adalberto Bertucci?
“In mancanza di chiarezza sulle procedure di selezione, da sempre, in questa tipologia di aziende abbiamo assistito ad accadimenti analoghi. Ora, parlandoci chiaro, se da una parte questa può essere considerata una patologia è altrettanto vero che essere parenti di tizio, invece che di caio non può essere discriminante. Il problema è quindi legato alla serietà delle modalità selettive tema sul quale, per prima, l’Amministrazione Alemanno si è mossa con decisione. Segnalazioni? No, anche se credo che segnalare una persona senza aprioristicamente pretendere nulla non sia cosa scandalosa”.
Pensa che Maurizio Basile sia sulla strada giusta? Anche se ha mandato via diversi professionisti per assumerne altri e il saldo pende ancora dalla parte di Parentopoli.
“Il compito del nuovo A.D. di Atac è molto impegnativo e ritengo giusto che l’Amministratore Delegato abbia suoi uomini di fiducia, come ritengo giusto che la politica, al di là di progetti e desiderata, trovi nei tecnici un solido contraltare per valutare la compatibilità degli stessi. Ciò che, invece, ritengo assolutamente sbagliato e non veritiero è che si sia fatta passare l’equazione Giunta Alemanno-Parentopoli-sfascio Tpl. Questo è del tutto ridicolo e miope. La realtà è un'altra ed i fatti sono sotto gli occhi di tutti, basta volerli vedere”.
Come si esce da questa vicenda?
“Mostrando i fatti per quelli che sono, raccontando la storia degli ultimi 15 anni del Tpl romano, dotandosi di un progetto forte coniugato ad una adeguata capacità di rappresentazione”.
È vero che lei e il sindaco vi parlate pochissimo?
“Sono io che sono di poche parole ed anche poco socievole”.
E i rapporti con la Polverini?
“È persona che conosco molto meno e che in virtù del ruolo che ricopro vedo più spesso”.
Tra Alemanno e Polverini chi butterebbe giù dalla torre?
“Butterei giù la torre per stare tutti insieme con i piedi più per terra e costruire quel sistema politico-economico romano-laziale che così tante cose potrebbe realizzare sia a livello locale che nazionale”.


