Metro C: Piso (NCD), da amministrazioni di sinistra valutazioni strategiche errate

(AGENPARL) – Roma, 14 lug 2014 – “Le criticità che in parte stiamo vivendo e che si intravedono all’orizzonte per la realizzazione della metro C,  non sono una novità. Queste criticità sono frutto di una serie di valutazioni strategiche errate fatte dalle amministrazioni di sinistra nel tentativo di inseguire città come Parigi e Londra. Realtà urbane  assolutamente diverse da Roma per storia, configurazione urbanistica, sistemi amministrativi. In verità,  prima del 2000, il settimo dipartimento del comune aveva, con uno studio piuttosto articolato, evidenziato  gli squilibri economici, trasportistici e realizzativi a cui si sarebbe andati incontro ma, nonostante le  denunce dell’opposizione, l’amministrazione capitolina decise di andare avanti. Sta di fatto che quella che  doveva divenire una delle dorsali del trasporto pubblico romano e che con le sue interconnessioni doveva  permettere un effetto rete sulla città, rischia di diventare una grande e costosissima incompiuta. Veniamo,  quindi, ad oggi. La linea non ha ancora un percorso definitivo e quindi neanche un costo di realizzazione definitivo.  L’incremento esponenziale dei costi di costruzione ha già determinato una forte crisi di risorse e  ha prosciugato economie destinabili ad altri fondamentali interventi infrastrutturali da tempo attesi. Il PGTU 2014 in mancanza di un elemento di determinazione così importante è, nei fatti, assolutamente  sospeso, aleatorio. La prevista interconnessione a S. Giovanni con la linea A non avverrà in galleria ma  bensì in superficie per alcuni rilievi dei Vigili del Fuoco, determinando una importante rottura di carico tra  le due metro. Gli obblighi ed i compensi previsti al momento della sottoscrizione del contratto tra Roma  Metropolitane ed il Contraente Generale sono stati determinati in base a modalità di apertura  profondamente mutate nel tempo. Infatti, le aperture delle tratte da costruire programmate e le  frequenze dei passaggi della metro ad oggi previsti sono di molto inferiori a quanto contrattualmente  stabilito e provocheranno una capacità di trasporto inferiore con conseguenti minori ricavi. Infrastruttura  più corta, meno passaggi, meno utenti, meno biglietti, minori ricavi. E’ tutta la funzionalità dell’opera che  risulta essere assolutamente difforme dal progetto iniziale. Una serie di mutamenti in corso d’opera che  hanno cambiato significativamente i parametri iniziali di messa in esercizio della metro. Pensiamo, ad  esempio, ai problemi manutentivi. Le tratte più corte comporteranno minore usura del materiale rotabile e quindi ATAC riceverà prestazioni in questo settore minori di quanto previsto inizialmente dalle garanzie tarate su performance decisamente superiori. Senza poi contare i costi di gestione di una metropolitana per  la quale si prevedono compensi molto elevati per i monopolisti detentori del know how dei sistemi  tecnologici innovativi introdotti nei treni e nelle infrastrutture. Peraltro, oltre ai problemi di una operazione  economica ed infrastrutturale che rischia di essere un disastro per Roma Capitale ed ATAC, ci sarebbe da  chiedere se ATAC fra un anno avrà a disposizione il personale qualificato ad assumere sulle proprie spalle la  gestione di una infrastruttura così complessa. Insomma il timore di una situazione “modello B1″  moltiplicata per 10 non è peregrina. Se così fosse ci dovremmo tutti chiedere come è stato possibile che la  più grande gara d’appalto d’Italia dopo il ponte sullo stretto di Messina possa essere stata gestita così e,  cosa altrettanto grave, per fornire un servizio così risibile”.
Lo dichiara in una nota Vincenzo Piso, deputato del Nuovo Centrodestra e membro dell’Ufficio di Presidenza del Gruppo.

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